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Estratto:
Il gruppo intorno ad André Breton guardò all’arte prodotta
nei manicomi in un modo diverso rispetto agli espressionisti
tedeschi prima della prima guerra mondiale. Al di là
delle differenze nazionali nell’interpretazione dei
problemi psichiatrici e la conoscenza che alcuni artisti
come André Breton e Max Ernst ebbero della psichiatria,
cosa appare particolarmente importante è l’esperienza
della follia della prima guerra mondiale, che non solo
politicizzò i surrealisti ma li portò fondamentalmente
a interrogarsi su concetti quali razionalità e ragione.
In maniera molto più radicale degli espressionisti,
essi presero i malati di mente come esempio e contrapposero
ciò che comprendevano del loro pensiero, azioni e creatività
all’ambiente immobile e tradizionalista – del quale,
secondo loro, gli psichiatri erano rappresentanti eccellenti.
Cosa, in ogni caso, sapevano i surrealisti dell’ “arte
dei malati di mente”? Oggi è un luogo comune chiamare
il libro di Hans Prinzhorn “Bildnerei der Geisteskranken”
(“L’attività plastica nei malati di mente”) (1922) la
“Bibbia dei surrealisti”. Ma quale valore ha avuto il
libro a Parigi all’inizio degli anni ’20? In Francia
non è stato il primo scritto indipendente sull’argomento.
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Nel 1907 lo psichiatra Paul Meunier, con lo pseudonimo
di Marcel Rejà, pubblicò il volume “L’art chez les Fous”,
che enfatizzò le qualità estetiche di varie tipologie
di lavori di arte manicomiale. Il testo fu letto da
appassionati d’arte e sicuramente anche da artisti,
ma non ebbe particolare risonanza. Ciò può essere legato
a circostanza storiche, alla tiratura presumibilmente
limitata e probabilmente anche all’aspetto insignificante
dell’edizione in brossura con 17 illustrazioni in bianco
e nero. Al contrario, il contenuto di “L’attività plastica
nei malati di mente” evidenziava il fatto che per l’autore
gli elementi estetici erano fondamentali rispetto a
quelle medicali. Il volume, di circa 350 pagine, in
un formato di 25,4 x 21,6 cm., rilegato in tessuto nero
con caratteri bianchi in rilievo, ricordava un libro
d’arte. La qualità della carta e le 187 illustrazioni,
di cui 20 a colori, rendevano questo tratto ancora più
evidente. Fino a quel momento nessuna pubblicazione
aveva mostrato così tante opere di questo tipo o di
qualità così alta. “L’attività plastica nei malati di
mente” rese veramente visibile per la prima volta questo
argomento.
Traduzione a cura di Sara Ugolini
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