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INSITA
Katarina Cierna ci rivela come la mostra triennale Insita a Bratislava, da celebrazione, in origine, dell’art naïve europea, sia diventata un’importante rassegna internazionale di outsider art

Raw Vision #69 Estate 2010

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Estratto:
Una tradizione artistica locale con una ricca storia di opere nate al di fuori della formazione accademica, in particolare la folk art, esiste da lungo tempo nelle repubbliche ceca e slovacca. Negli anni sessanta un certo numero di intellettuali e seguaci della produzione creativa spontanea appoggiarono l’iniziativa di Štefan Tkác (1931-1989), ideatore e organizzatore della triennale di Art Naïve – un evento internazionale che si tenne per la prima volta nel 1966 – il quale coniò il termine “insitus art” (in latino, insitus, insita, insitum: innata, genuina, istintiva, non professionale).

La mostra espose opere provenienti dall’Europa occidentale e orientale, Henri Rousseau, Séraphine, André Bauchant, Louis Vivin e Camille Bombois dalla Francia, così come esponenti di altri paesi con una forte tradizione artistica popolare (Polonia, ex-Yugoslavia ed ex-Cecoslovacchia). Oto-Bihalji-Merin (1904–1993), teorico d’arte serbo, tentò di classificare il fenomeno nel catalogo della mostra. E nominò i suoi primi scopritori: Paul Gauguin, Paul Klee, Pablo Picasso, André Derrain, Henri Matisse, gli espressionisti tedeschi e James Joyce, tutti accumunati nello sforzo di rintracciare l’essenza primigenia dell’arte attraverso creatori senza formazione, e apprezzando le visioni semplici, le forme rudimentali e i segni magici di quest’arte.

Il pittore croato Ivan Rabuzin si aggiudicò il premio Rousseau Il doganiere per i suoi paesaggi metaforici e sognanti alla seconda Triennale Insita nel 1969, in cui ogni paese partecipante curava la propria sezione. Alcune esposizioni, inclusa una serie di insegne spiritose e poetiche dalla Nigeria, comparvero nella mostra di quell’anno, che si concentrava sulla ricerca di manifestazioni estreme e sulle radici comuni dell’art naïve in rapporto all’espressione artistica dei bambini, l’arte tribale dell’Africa e dell’Oceania, l’arte dei disabili mentali e la folk art. Un’ampia gamma di opere dal XVIII al XIX secolo – immagini votive dalla Francia, Brasile, Portogallo, Spagna, Svizzera, Italia e Slovacchia, bersagli dalla Boemia, Moravia e Slovacchia che descrivevano allegorie mitologiche e scene sociali d’epoca – furono esposte alla Triennale successiva, a cui partecipò anche Rabuzin.

Dipinti dall’Etiopia, liberamente accostati a tradizioni bizantine furono messi in mostra con l’intento di illustrare la preistoria dell’art naïve. Il premio Rousseau Il doganiere venne attribuito al praghese Petr Halác per la sua serie di opere dal carattere meditativo.

Traduzione a cura di Sara Ugolini

 

Emanuel Navratil, The Town within the  Town
 
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