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Estratto:
Una tradizione artistica locale con una ricca storia
di opere nate al di fuori della formazione accademica,
in particolare la folk art, esiste da lungo tempo nelle
repubbliche ceca e slovacca. Negli anni sessanta un
certo numero di intellettuali e seguaci della produzione
creativa spontanea appoggiarono l’iniziativa di Štefan
Tkác (1931-1989), ideatore e organizzatore della triennale
di Art Naïve – un evento internazionale che si tenne
per la prima volta nel 1966 – il quale coniò il termine
“insitus art” (in latino, insitus, insita, insitum:
innata, genuina, istintiva, non professionale).
La mostra espose opere provenienti dall’Europa occidentale
e orientale, Henri Rousseau, Séraphine, André Bauchant,
Louis Vivin e Camille Bombois dalla Francia, così come
esponenti di altri paesi con una forte tradizione artistica
popolare (Polonia, ex-Yugoslavia ed ex-Cecoslovacchia).
Oto-Bihalji-Merin (1904–1993), teorico d’arte serbo,
tentò di classificare il fenomeno nel catalogo della
mostra. E nominò i suoi primi scopritori: Paul Gauguin,
Paul Klee, Pablo Picasso, André Derrain, Henri Matisse,
gli espressionisti tedeschi e James Joyce, tutti accumunati
nello sforzo di rintracciare l’essenza primigenia dell’arte
attraverso creatori senza formazione, e apprezzando
le visioni semplici, le forme rudimentali e i segni
magici di quest’arte.
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Il pittore croato Ivan Rabuzin si aggiudicò il premio
Rousseau Il doganiere per i suoi paesaggi metaforici
e sognanti alla seconda Triennale Insita nel 1969, in
cui ogni paese partecipante curava la propria sezione.
Alcune esposizioni, inclusa una serie di insegne spiritose
e poetiche dalla Nigeria, comparvero nella mostra di
quell’anno, che si concentrava sulla ricerca di manifestazioni
estreme e sulle radici comuni dell’art naïve in rapporto
all’espressione artistica dei bambini, l’arte tribale
dell’Africa e dell’Oceania, l’arte dei disabili mentali
e la folk art. Un’ampia gamma di opere dal XVIII al
XIX secolo – immagini votive dalla Francia, Brasile,
Portogallo, Spagna, Svizzera, Italia e Slovacchia, bersagli
dalla Boemia, Moravia e Slovacchia che descrivevano
allegorie mitologiche e scene sociali d’epoca – furono
esposte alla Triennale successiva, a cui partecipò anche
Rabuzin.
Dipinti dall’Etiopia, liberamente accostati a tradizioni
bizantine furono messi in mostra con l’intento di illustrare
la preistoria dell’art naïve. Il premio Rousseau Il
doganiere venne attribuito al praghese Petr Halác per
la sua serie di opere dal carattere meditativo.
Traduzione a cura di Sara Ugolini
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