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Estratto:
Nella primavera del 2008 io e il fotografo di Raw Vision
Ted Degener siamo andati ad incontrare Churchill Davenport
nella sua casa in un quartiere alberato della periferia
di Baltimora. Poco prima eravamo stati sui monti del
North Carolina per una settimana, visitando, lungo il
percorso, un certo numero di artisti delle campagne.
Essendo cresciuta anch’io in una zona per il ceto medio,
il tranquillo quartiere del Maryland di Churchill Davenport
era l’ultimo posto in cui mi sarei aspettata di trovare
un cortile animato dalla carica inconfondibile dell’arte
visionaria. Prima di scendere dall’auto abbiamo iniziato
ad intravvedere le casette angolari in legno e dai colori
accesi appese qua e là sugli alberi intorno alla casa
della sua famiglia. Forse sarebbe più preciso dire che
sono state le casette degli uccelli ad esserci venute
incontro, una ad una, con i loro tempi, con un’energia
palpabile data dal dinamismo formale. Il padre e la
madre di Churchill sono entrambi artisti di successo
e si sono occupati di sviluppare il talento del figlio.
Le creazioni del giovane però non hanno niente a che
fare con quelle dei genitori.
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La madre di Churchill Davenport, che è pittrice, mi
ha spiegato che il figlio ha completamente reinventato
le regole di un manuale per costruire casette per uccelli
mentre stava lavorando ad un progetto scolastico. Churchill
– mi ha detto la donna – si è subito reso conto dei
limiti della casetta standard per uccelli e per la sua
esercitazione didattica ha trasformato la forme-base
di partenza nelle strutture frastagliate e cristalline
che ora cerchiamo di vedere allungando il collo e che
gli uccelli hanno già rivendicato come proprie.
Durante il nostro servizio, Churchill Davenport, un
adolescente che al tempo viveva ancora a casa dei genitori,
ci ha parlato dei suoi manufatti in maniera molto simile
ad un apicoltore che sorveglia i suoi alveari.
Traduzione a cura di Sara Ugolini
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