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I mandala caleidoscopiciI di EUGENE ANDOLSEK
Tom Patterson analizza l’arte e la vita di un visionario solitario

Raw Vision #69 Estate 2010

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Estratto:
Quasi ogni sera per cinquant’anni, uno stenografo dal carattere mite di nome Eugene Andolsek si sedeva al tavolo della sua cucina e entrava in un vero e proprio universo alternativo, un regno visivamente splendido, costituito da colori luminosi e da motivi ritmici e complessi. In una sorta di trance, utilizzando con la mano sinistra un’attrezzatura da disegno piuttosto elementare e della carta millimetrata, egli delineava meticolosamente con l’inchiostro nero dei fitti reticoli di linee suddivise in modo geometrico e riempiva gli spazi interposti tra esse con colori ottenuti artigianalmente. Dedicandosi a questa occupazione per ore intere, egli creò, uno dietro l’altro, una vasta serie di composizioni caleidoscopiche riccamente colorate. Le sue composizioni, del formato di circa 45 per 60 centimetri circa, segmentate in fasce di colori abbaglianti e multisfaccettati, ricordano complessi giochi da tavolo, mandala e vetrate istoriate. Andolsek produsse diverse migliaia di disegni, li conservò ma non li mostrò mai a nessuno. Egli, infatti, non attribuiva alcun valore o significato reale alle sue creazioni e non le considerò mai nei termini di manufatti artistici, ma in età avanzata, dopo che l’indebolimento della vista lo costrinse a smettere di disegnare, alcune circostanze fortuite portarono il suo corpus di lavori all’attenzione di un osservatore sensibile a questo genere di produzioni.

L’autore ha incontrato Andolsek a giugno del 2008, circa due anni dopo aver visto i suoi lavori esposti per la prima volta e ha trascorso un paio di giorni ad intervistarlo e ad osservare centinaia dei suoi disegni. In quel periodo Andolsek viveva in una casa di riposo per anziani nei dintorni di Greensburg in Pennsylvania. Morì cinque mesi dopo.

Nato ad Adrian, in West Virginia, il 14 ottobre 1921, Andolsek era l’unico figlio di un minatore dal temperamento violento, immigrato dalla Slovenia e di sua moglie, originaria della zona. Il suo passatempo d’infanzia, collezionare francobolli, rappresenta il primo accenno della sua sensibilità estetica. Attratto dai colori, dal disegno e dalle immagini in miniatura dei bolli postali, egli si divertiva ad osservarli, organizzarli e raggrupparli in album. Questo hobby, che lo accompagnò per tutta vita, prefigurò e si pose in parallelo all’intensa e totalizzante creazione delle sue rappresentazioni astratte, estremamente ordinate e cariche di colore. I suoi primi disegni erano bozzetti di modelli per abiti da donna che egli realizzò durante l’adolescenza, fino a quando suo padre lo schernì considerandoli un’attività “da femminucce” e ne distrusse parecchi. L’attività di cucito della madre costituì l’unica attività affine alla pratica artistica consentita all’interno del nucleo famigliare. Tra gli elementi che influenzarono i disegni realizzati in età adulta, Andolsek era solito citare i motivi che la madre cuciva sulle trapunte e sui merletti fatti a mano.

Traduzione a cura di Marta Cannoni

 

Eugene Andolsek
 
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