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Estratto:
Quasi ogni sera per cinquant’anni, uno stenografo dal
carattere mite di nome Eugene Andolsek si sedeva al
tavolo della sua cucina e entrava in un vero e proprio
universo alternativo, un regno visivamente splendido,
costituito da colori luminosi e da motivi ritmici e
complessi. In una sorta di trance, utilizzando con la
mano sinistra un’attrezzatura da disegno piuttosto elementare
e della carta millimetrata, egli delineava meticolosamente
con l’inchiostro nero dei fitti reticoli di linee suddivise
in modo geometrico e riempiva gli spazi interposti tra
esse con colori ottenuti artigianalmente. Dedicandosi
a questa occupazione per ore intere, egli creò, uno
dietro l’altro, una vasta serie di composizioni caleidoscopiche
riccamente colorate. Le sue composizioni, del formato
di circa 45 per 60 centimetri circa, segmentate in fasce
di colori abbaglianti e multisfaccettati, ricordano
complessi giochi da tavolo, mandala e vetrate istoriate.
Andolsek produsse diverse migliaia di disegni, li conservò
ma non li mostrò mai a nessuno. Egli, infatti, non attribuiva
alcun valore o significato reale alle sue creazioni
e non le considerò mai nei termini di manufatti artistici,
ma in età avanzata, dopo che l’indebolimento della vista
lo costrinse a smettere di disegnare, alcune circostanze
fortuite portarono il suo corpus di lavori all’attenzione
di un osservatore sensibile a questo genere di produzioni.
L’autore ha incontrato Andolsek a giugno del 2008,
circa due anni dopo aver visto i suoi lavori esposti
per la prima volta e ha trascorso un paio di giorni
ad intervistarlo e ad osservare centinaia dei suoi disegni.
In quel periodo Andolsek viveva in una casa di riposo
per anziani nei dintorni di Greensburg in Pennsylvania.
Morì cinque mesi dopo.
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Nato ad Adrian, in West Virginia, il 14 ottobre 1921,
Andolsek era l’unico figlio di un minatore dal temperamento
violento, immigrato dalla Slovenia e di sua moglie,
originaria della zona. Il suo passatempo d’infanzia,
collezionare francobolli, rappresenta il primo accenno
della sua sensibilità estetica. Attratto dai colori,
dal disegno e dalle immagini in miniatura dei bolli
postali, egli si divertiva ad osservarli, organizzarli
e raggrupparli in album. Questo hobby, che lo accompagnò
per tutta vita, prefigurò e si pose in parallelo all’intensa
e totalizzante creazione delle sue rappresentazioni
astratte, estremamente ordinate e cariche di colore.
I suoi primi disegni erano bozzetti di modelli per abiti
da donna che egli realizzò durante l’adolescenza, fino
a quando suo padre lo schernì considerandoli un’attività
“da femminucce” e ne distrusse parecchi. L’attività
di cucito della madre costituì l’unica attività affine
alla pratica artistica consentita all’interno del nucleo
famigliare. Tra gli elementi che influenzarono i disegni
realizzati in età adulta, Andolsek era solito citare
i motivi che la madre cuciva sulle trapunte e sui merletti
fatti a mano.
Traduzione a cura di Marta Cannoni
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